Sviluppo storico dei concetti in ottica

L'ipotesi di Piaget del parallelismo tra sviluppo storico e sviluppo individuale dei concetti sembra accreditata da diversi lavori di didattica della Fisica. Per trovare conferma di tale ipotesi per quanto quanto riguarda l'ottica, è necessario ripercorrere l'itinerario storico della conoscenza in ottica. Come si vedrà, per i preconcetti esposti nel capitolo precedente si possono trovare delle radici "storiche".

L'ottica antica

La nascita dell'ottica si può far risalire al periodo greco. Probabilmente teorie sulla luce furono formulate dai saggi di altre civiltà antiche, ma a noi non ne è giunta nessuna traccia.
Nei secoli V e VI la filosofia greca conobbe uno sviluppo portentoso, i saggi volsero la loro attenzione verso la luce e ne formularono delle teorie. I filosofi greci si posero il problema di svelare il meccanismo della visione, non la natura della luce. L'argomento base era conoscere l'uomo nelle sue funzioni e nelle sue facoltà; ogni ente fisico esisteva perché produceva degli effetti sull'uomo ed il solo effetto conosciuto della luce era la visione, per cui la domanda che i filosofi si ponevano era: come si fa a vedere?
All'interno del periodo greco si possono individuare quattro scuole o correnti:

La miglior fortuna arrise alla scuola pitagorica ed alla scuola atomista.
Euclide, allievo di Platone, (300 a. C.) si dichiara nettamente a favore della teoria pitagorica; nelle sue opere introduce tre concetti importanti:

  1. il concetto di raggio come direzione di propagazione della luce
  2. il concetto che la luce propagantesi lungo questo raggio sia emessa dall'occhio
  3. il concetto della propagazione rettilinea

Secondo Euclide, la figura compresa dai raggi visivi è un cono che ha vertice nell'occhio e base al margine dell'oggetto guardato.
Il movimento rettilineo della luce sembra sia stato suggerito dall'esperienza sul passaggio della luce di una fiamma attraverso due fenditure, soltanto quando questi tre corpi erano allineati.
Ad Euclide spetta il merito di aver creato il modello geometrico della luce: il raggio rettilineo, base della costruzione dell'ottica geometrica.
Fino al terzo secolo d. C. i concetti geometrici creati dall'Ottica di Euclide permangono stabili. L'aspetto geometrico dell'ottica è quello che prevale sugli aspetti di natura fisica, fisiologica e psicologica.
Anche se la scuola pitagorica fu la più seguita, la teoria dei simulacri ebbe un certo successo.
Lucrezio (I secolo a. C.) nel De rerum natura afferma che la superficie di tutti i corpi deve emettere delle effigie o figure libere, a cui si addice il nome di membrane o scorze, perché hanno il medesimo aspetto e la medesima forma dei corpi da cui si distaccano per diffondersi nell'aria. I simulacri visti nell'acqua, negli specchi ed in tutti i corpi lucidi, essendo perfettamente simili agli oggetti, non possono essere formati che dalle loro immagini. A sostegno di questa ipotesi, pone la seguente considerazione: se fossero i raggi visuali a consentire la visione, i nostri occhi non potrebbero essere accecati, guardando gli oggetti sfolgoranti; sono i simulacri che partono da essi e feriscono gli occhi. Egli inoltre fa una accenno implicito ad un agente esterno necessario per provocare l'emissione dei simulacri da parte degli oggetti, in quanto questi al buio non emettono nulla che li faccia vedere: si comincia a delineare un "lumen" emesso dal sole e costituito da corpuscoli piccolissimi che si lanciano nello spazio e lo riempiono tutto a grandissima velocità.
Caratteristica comune alle antiche teorie:

Questi, come visto nel capitolo 1, sono i concetti fondamentali dello schema concettuale "olistico".

Nel Medio-Evo l'evoluzione dell'ottica fu molto lenta. L'ambiente era dominato da una mentalità conservatrice all'eccesso e piena di ammirazione per la sapienza antica. Gli sperimentatori, i fisici venivano considerati dei rivoluzionari e boicottati dai dirigenti dei centri culturali. C'era diffidenza del mondo filosofico verso specchi, prismi, lenti, che fanno vedere una realtà diversa, ingrandita, capovolta, deformata.
Un preconcetto che in particolar modo ritardò e sviò per molto tempo lo sviluppo delle idee in ottica fu il considerare la visione di un corpo come un'operazione globale, unitaria, inscindibile. Un oggetto doveva essere visto nel suo complesso. Non c'era l'idea che il vedere un oggetto potesse essere l'insieme delle operazioni necessarie per vederne le parti elementari: si riteneva che la visione avvenisse per un cono o una piramide avente il vertice nell'occhio e la base sull'oggetto visto e che le immagini si staccassero intere e raggiungessero l'occhio (concezione "olistica").
Nel primo Medio Evo i fautori della teoria delle scorze erano una minoranza rispetto ai sostenitori dei raggi visuali.
L'ottica antica aveva generato l'ottica geometrica e questa a partire dal secolo XI sino al secolo XVI si evolse lentamente, purificando sempre più la natura dei raggi da ogni struttura fisica, accentuandone il carattere geometrico. Studi nel campo fisiologico portarono alla demolizione definitiva dei raggi emessi dall'occhio verso l'esterno. Con Avicenna (1000 a. C.) si cominciò a distinguere la "lux" - qualità luminosa degli oggetti ma anche sostanza materiale o immateriale originaria della luminosità - dal "lumen" - l'effetto che la luce provoca nel mezzo e sui corpi circostanti. La " lux" era responsabile degli aspetti soggettivi e fisiologici della visione (luminosità, colore), mentre nel concetto di lumen si ritrovano gli aspetti fisici e oggettivi legati alla propagazione della luce ed all'interazione con gli oggetti. La distinzione tra questi due aspetti del problema era il passo obbligato per arrivare a studiare la luce distinta dal processo di visione e per ritrovare per i raggi di luce tutte le regole già viste per i raggi visuali.
L'ottica antica e quella medioevale, molto simile alla prima, affermatasi anche per il prestigio di cui godevano i grandi saggi del periodo greco-romano ed arabo, era in pieno vigore fino al secolo XVI ed era insegnata in tutte le scuole.


L'ottica geometrica

La catastrofe dell'ottica antica iniziò nel XVI secolo con l'abate Francesco Mauriloco da Messina, a cui si deve l'introduzione di importanti novità, come il raggio luminoso, come viene utilizzato nell'ottica geometrica di oggi, e la scomposizione di una sorgente estesa in una serie di sorgenti puntiformi.

Nelle sue opere il Mauriloco espone le seguenti ipotesi:

  • ogni punto di un corpo luminoso irradia in linea retta

  • i raggi più densi illuminano più intensamente
ed i seguenti teoremi:
  • ogni punto di un corpo luminoso irradia in ogni punto di un corpo illuminato;

  • la figura di oggetti luminosi attraverso un foro si riportano capovolte su un piano (camera oscura);

  • una superficie illuminata da una luce pura emette una luce secondaria di colore simile alla luce illuminante.

Inoltre nei suoi studi sugli specchi concavi, a proposito dei raggi che partono da una sorgente puntiforme, il Mauriloco afferma che " i raggi giunti allo specchio da uno stesso punto non concorrono, dopo riflessi, in uno stesso punto, tuttavia manca poco che i raggi riflessi da una piccola porzione dello specchio concavo si riuniscano in uno stesso punto". Si deve a quest'idea se nell'ottica geometrica si è affermata la teoria delle immagini, sia di quelle dette oggi "reali", sia di quelle dette "virtuali" e che di fatto sono costituite dal complesso dei vertici dei coni di raggi o riflessi dagli specchi o emergenti dalle lenti.

Spetta a Keplero il merito di aver dato una svolta decisiva all'ottica geometrica, perfezionando le concezioni del Mauriloco. Sono sue le seguenti proposizioni:

  • alla luce compete la proprietà di effluire o di essere lanciata dalla sua sorgente verso un luogo lontano;

  • da un punto qualunque della sorgente l'efflusso della luce avviene secondo un numero infinito di rette;

  • la luce in se stessa è atta ad avanzare fino all'infinito;

  • le linee di queste emissioni sono rette e si chiamano raggi.

  • Per spiegare la vera causa della localizzazione delle immagini, bisogna spiegare la figura che si vede come un ente soggettivo, collocato dall'occhio dell'osservatore, che riceve i raggi ed in base alla struttura di questi deduce dove si deve trovare l'oggetto che li ha emessi.

Keplero afferma che l'immagine vista dietro lo specchio non vi si trova realmente, perché è una figura soggettiva, creata dall'osservatore in base agli stimoli ricevuti sulla retina ed in base ad un calcolo che la psiche stessa dell'osservatore fa.
Con Keplero risultano così definiti il raggio luminoso che sarà poi adottato definitivamente e i concetti relativi alle immagini.
Con Keplero vengono così delineate le caratteristiche fondamentali che sono alla base dello schema scientifico.

Dall'analisi storica si può concludere che il periodo che va dal V secolo a.C. al XVI secolo d. C. è stato dominato dalla concezione "olistica", quella stessa che in generale hanno gli studenti prima dell'insegnamento scientifico.

Durante le lezioni di ottica geometrica gli studenti apprendono ciò che l'umanità è riuscita a spiegare impiegando ben 2000 anni! Come visto, durante questo lungo periodo le conoscenze circa la luce e la visione sono cambiate da ovvie e descrittive a sofisticate e complesse .

Torna all'indice